{"id":764,"date":"2024-05-24T08:47:19","date_gmt":"2024-05-24T06:47:19","guid":{"rendered":"https:\/\/song1.provagrafica.it\/?p=764"},"modified":"2024-05-24T08:49:36","modified_gmt":"2024-05-24T06:49:36","slug":"piedigrotta-e-lidentita-napoletana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/song1.provagrafica.it\/index.php\/2024\/05\/24\/piedigrotta-e-lidentita-napoletana\/","title":{"rendered":"Piedigrotta e l&#8217;identita&#8217; Napoletana"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-drop-cap\">La canzone napoletana pu\u00f2 essere considerata un totem solo a patto che la si intenda come una modalit\u00e0 della cultura, stando attenti a non cadere nel tranello giocato da chi vorrebbe invece collocarla in una sorta di natura. La canzone non \u2018scorre nelle vene\u2019 dei napoletani, non e \u2018parte del loro DNA\u2019 e non tutti i napoletani sono dotati di quell\u2019orecchio naturalmente melodico che con piglio decisamente romantico\u00a0<strong>Enrico Cossovich\u00a0<\/strong>attribuiva agli scugnizzi. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized has-custom-border\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"948\" height=\"839\" src=\"https:\/\/song1.provagrafica.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/piedigrotta1.jpg\" alt=\"piedigrotta\" class=\"has-border-color has-theme-palette-1-border-color wp-image-288\" style=\"border-width:9px;width:478px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/song1.provagrafica.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/piedigrotta1.jpg 948w, https:\/\/song1.provagrafica.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/piedigrotta1-600x531.jpg 600w, https:\/\/song1.provagrafica.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/piedigrotta1-300x266.jpg 300w, https:\/\/song1.provagrafica.it\/wp-content\/uploads\/2024\/02\/piedigrotta1-768x680.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 948px) 100vw, 948px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Dal punto di vista antropologico la canzone pu\u00f2 essere interpretata come un sistema di denominazione collettiva, un emblema \u2018buono da pensare\u2019 \u2014 direbbe\u00a0<strong>Claude L\u00e9vi-Strauss\u00a0<\/strong>\u2014 scelto dai napoletani per rappresentarsi al mondo, una specifica forma di linguaggio, un idioma identitario ampiamente condiviso. E dunque una particolare forma di comunicazione che accomuna i membri di uno stesso gruppo, nonch\u00e9 le diverse classi sociali nell\u2019ambito di quel gruppo. La relazione dei napoletani con il totem-canzone \u2014 sancita peraltro dal mito di fondazione della citt\u00e0 che ha per protagonista la sirena Partenope, dea del bel canto \u2014 non si esprime attraverso proibizioni o prescrizioni ma attraverso l\u2019elaborazione poietica di testi e le diverse pratiche vocali. La trasmissione del totem, invece, potrebbe definirsi di tipo \u2018concezionale\u2019 poich\u00e9 raggruppa tutti gli individui concepiti in uno stesso luogo. Non a caso il luogo d\u2019elaborazione di questo particolare codice comunicativo e la citta di Napoli, uno scenario naturale che una convenzione rappresentativa di lunga durata ha codificato come \u2018emozionante\u2019 e che per la sua forza iconica resta un\u2019inesauribile fonte d\u2019ispirazione sempre suscettibile di superficiali riduzioni oleografiche. Nell\u2019analisi di questa particolare forma di totem (\u2026) si rivela particolarmente efficace quella definizione critica del totemismo inteso come socializzazione di valori emozionali che fu elaborata da\u00a0<strong>Alexander Goldenweiser<\/strong>\u00a0e riproposta da\u00a0<strong>L\u00e9vi-Strauss<\/strong>\u00a0in Le Totemisme ajourd\u2019hui. La canzone veicola infatti \u2014 su un piano simbolico e dunque emozionale \u2014 valori e sentimenti socialmente condivisi. Essa funziona inoltre, su un piano diacronico, da \u2018sismografo della realt\u00e0 napoletana\u2019, registrando trasformazioni e cambiamenti sociali e culturali. Come ha scritto\u00a0<strong>Marino Niola<\/strong>\u00a0\u00abessa rappresenta nella cultura popolare napoletana lo spazio pubblico per antonomasia: luogo topico della mediazione tra eventi e struttura comunitaria, terreno generativo della doxa popolare. E per ci\u00f2 stesso teatro di negoziato e di confronto tra tradizione e innovazione\u00bb. Una funzione totemica del canto, e pi\u00f9 in generale delle diverse sonorit\u00e0 caratterizzanti il paesaggio sociale napoletano, sembra essere intuita ed espressa anche da\u00a0<strong>Raffaele Viviani<\/strong>\u00a0che in tutte le sue opere teatrali riconduce la mimesi realista all\u2019ascolto dei suoni, dei rumori e delle voci della citt\u00e0 \u2014 a quegli elementi che con riferimento agli studi di\u00a0<strong>Murray Schafer<\/strong>\u00a0potremmo chiamare gli eventi uditi \u2014 fino a farli diventare parte integrante del testo. Nel 1919 Viviani scrive la Festa di Piedigrotta che si inserisce a pieno titolo nel suo \u2018teatro musicale\u2019. L\u2019autore penetra lo spirito della festa presentandone un\u2019interpretazione che \u2014 secondo\u00a0<strong>Pasquale Scial\u00f2<\/strong>\u00a0\u2014 costituisce un sincretismo di raro valore tra la tradizione popolare campana, musicale e testuale (allusioni erotico-sessuali, tammurriate, residui di villanelle, scioglilingua, mottozzi, etc.) ed il linguaggio ufficiale della canzone popolaresca del primo Novecento. Lo stesso Scial\u00f2 individua il leitmotiv di questo lavoro teatrale oltre che in un considerevole numero di canti ed improvvisate, in una sorta di \u2018gazzarra sonora\u2019 di trummettelle, scetavaiasse, putipu, triccaballacche, tofe. Sulla stessa estetica sonora degli strumenti popolari a percussione, tofe, putipu, scetavaiasse, ma con modalita e scopi del tutto diversi, avevano lavorato anche\u00a0<strong>Francesco Cangiullo<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Filippo Tommaso Marinetti<\/strong>\u00a0nella loro Piedigrotta futurista del 1916. Nel 1931\u00a0<strong>Walter Benjamin<\/strong>\u00a0nel descrivere la Festa di Piedigrotta faceva notare che: Quasi tutti hanno una di quelle orrende trombette colorate che si possono comprare a ogni angolo di strada per cinque centesimi [\u2026]. Vanno in giro in bande, con l\u2019unica intenzione di pescare le persone perbene, sbarrar loro la via, stringerle in cerchio e poi strombazzare loro nelle orecchie finch\u00e9 quelle povere vittime non cadano a terra stordite o non riescano a scappare. E\u2019 vero, pero, che in compenso esistono dei posti in cui si fa di tutto per offrire all\u2019orecchio esperienze gradevoli e piacevoli. Infatti in questo stesso giorno si svolge a Napoli una sorta di gara canora tra quelli che compongono canzoni. La maggior parte delle canzoni che si sentono cantare dalla mattina alla sera per le strade, accompagnate dalla fisarmonica o dal silofono, vengono presentate per la prima volta proprio durante la Festa di Piedigrotta, e le pi\u00f9 belle sono premiate da una giuria di esperti. A Napoli saper cantare d\u00e0 alle persone quasi altrettanto prestigio che il saper far la box in America. Quando la storia della canzone napoletana incontra quella della Festa di Piedigrotta offre elementi interessanti da analizzare. Per alcuni l\u2019incontro fra la festa e la canzone pu\u00f2 essere ricondotto ai tempi remoti in cui ai riti piedigrotteschi partecipavano \u00ab[\u2026] il carro delle lavandaie sul quale salivano solo donne che cantavano accompagnandosi al ritmo delle loro pianelle di legno [\u2026] e quello dei ficaiuoli, dove i cantanti si accompagnavano con tamburi e conchiglie [\u2026]. I due carri si incontravano davanti la grotta dove, in un primo tempo, i cantatori intonavano a gara con le donne il canto a figliola, presso la tomba di Virgilio[\u2026]\u00bb. Nella fatidica notte piedigrottesca le canzoni cantate sui carri e replicate nella Cripta Neapolitana venivano sottoposte al giudizio del popolo, il quale in un secondo momento, avrebbe fatto conoscere il titolo della Figlia della Madonna, ovvero del motivo vincente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La canzone napoletana pu\u00f2 essere considerata un totem solo a patto che la si intenda come una modalit\u00e0 della cultura, <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_kadence_starter_templates_imported_post":false,"_kad_post_transparent":"","_kad_post_title":"","_kad_post_layout":"","_kad_post_sidebar_id":"","_kad_post_content_style":"","_kad_post_vertical_padding":"","_kad_post_feature":"","_kad_post_feature_position":"","_kad_post_header":false,"_kad_post_footer":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/song1.provagrafica.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/764"}],"collection":[{"href":"https:\/\/song1.provagrafica.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/song1.provagrafica.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/song1.provagrafica.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/song1.provagrafica.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=764"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/song1.provagrafica.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/764\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":765,"href":"https:\/\/song1.provagrafica.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/764\/revisions\/765"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/song1.provagrafica.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=764"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/song1.provagrafica.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=764"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/song1.provagrafica.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=764"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}